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Chi sono?
I pellerossa e i trapper hanno sempre avuto un
rapporto intimo e sentimentale con il proprio coltello, questo in mano
loro acquistava personalità, e questa personalità determinava un
profondo attaccamento. Il valore pratico del coltello è facilmente
immaginabile quando si conosce la vita della foresta, di conseguenza il
coltello di ferro divenne indispensabile per l’uno e per l’altro. Considerato”con anima” il proprietario quando lo
perdeva o gli veniva rubato si sottoponeva a tremendi sforzi per
ritrovarlo, affrontando sentieri impervi e pericoli mortali. Quando un uomo regalava il proprio coltello,
concedeva un pezzo del proprio “essere libero” ed era un grande onore
riceverlo. Ogni volta che veniva impugnato si sentiva fischiare il vento
sulle creste rocciose e l’odore del fuoco dei bivacchi “MÍ LA” Ovvero coltello nella
Lingua dei Sioux occidentali I miei coltelli sono costruiti interamente a mano,
con il solo ausilio di una corteggiatrice autocostruita , una forgia, un
trapano a colonna e un bindellino; costruiti in modo semplice e un po’
rudimentali, rifiniti solo per la loro essenza e per essere usati senza
risparmio in tutte le situazioni: a cavallo nei boschi, a caccia e a
pesca ma anche per tagliare pane e salame. I materiali che preferisco sono le corna dei nostri
ungulati e legni come l’ulivo,la noce, ginepro, ebano e qualche legno
esotico che a volte impreziosisco con fusioni d’argento che produco
personalmente ( a cera persa) , turchesi e altre pietre. Per gli acciai uso spesso il
440 C, K100, RWL 34, MA5M e a volte non disdegno una buona vecchia
balestra forgiata. Le else e i fornimenti sono
spesso in ottone, alpacca, acciaio inox , argento
oppure mokumè che forgio io; sono tutte ricavate dal pieno a lima oppure
fuse a cera persa. Anche i i foderi sono autocostruiti: cuciti a mano, a
volte decorati a sbalzo, oppure con perline colorate che riproducono
motivi ornamentali della cultura pellerossa,
queste però le compone
mia nipote
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